Eventi

Infinito sensibile

Opere di Cat Borruso ed Errico Teodorici

Dal 24 Giugno al 30 Luglio 2018
Nell'antica torre dell'Abbazia di Chiaravalle 
(Via Sant'Arialdo 102, Milano)

Vitaldo Conte scrive di "Infinito sensibile"

Arte mistica anima-natura nell'infinito sensibile

La Mistica Arte, nelle sue molteplici apparenze e maschere - visibili, invisibili e di pensiero -, è sempre stata, in ogni epoca, "luogo" e "costruzione" di espressioni. Nel suo interno movimento, al di là dell'immagine o della tecnica scelta, ha evidenziato presenze innovative, talvolta "estreme" (per risultati e significati) nella ricerca di essenze oltre.

Il desiderio di spiritualizzare l'esistenza e la materia stessa ricerca, nel suo linguaggio artistico, un'immagine sintomatica del proprio percorso. Questa può essere espressa in una riconoscibile raffigurazione, ma anche in una significante astrazione, che può sconfinare nell'invisibile vibrazionale: come l'Infinito sensibile.

Un'immagine d'arte, intrinsecamente mistica, ricerca il sacro nel corpo del suo stesso procedimento e linguaggio. Anche la sua astrazione, fino alla rarefazione nella monocroma bianca, può permettere una visibilità di creazione che si protende verso un oltre. In questi limiti ultimi si disperdono i confini tra il visibile e l'invisibile.

Le autentiche visioni della mistica creativa sono sempre emozionanti, in quanto si riappropriano della propria componente poetica. Possono divenire una lingua che "entra" nei territori dell'anima e della psiche con i loro percorsi rituali. Per "arte mistica" si può intendere tutta quell'area che attinge al sacro come archetipo dell'inconscio, dove risiede insieme al profano e con tutte le altre dualità connesse. Come nota Jung l'inconscio non è solo una forza naturale, cieca e crudele, è anche sede del luminoso e demoniaco, del sovraumano e dello spirituale. Le tracce dei "di-segni" dell'inesprimibile sono essere molteplici, come le direzioni di uno sguardo, che può essere "velato nella misura in cui lo spirito umano si sottrae" (G. Bataille).

Negli sguardi del sacro come creazione c'è la volontà insita negli artisti di confrontarsi, attraverso il proprio lavoro, con l'oltre e la morte/rinascita: anche "guardando" l'iconografia di una croce, che può essere bianca. L'arte e la scrittura alimentano il desiderio di voler esistere in eternità: per esorcizzare il senso dello smarrimento e della perdita.

La rappresentazione di qualsiasi sguardo sul sacro passa attraverso una sua ipotetica visione, che non implica un modo specifico di espressività o di tecnica più opportuna per poterla realizzare. Lo sguardo velato è un linguaggio che "entra" nei territori dell'anima e della psiche con i suoi simboli: come può esserlo quello di un fiore o di un elemento naturale.

Gli archetipi dell'essere, vivendo nella natura con le sue memorie culturali, si vogliono incarnare in feticci creativi, imponenti o impalpabili, per esprimere evocazioni primarie e rapporti con l'ambiente. La terra, l'aria, l'acqua, il fuoco possono diventare indicazione per una geometria sacra di riferimento per un oltre. In queste espressioni l'arcaico e il contemporaneo dialogano nelle manualità e nei rituali dell'atto espressivo, liberando sinestesie di arte: mistica anima-natura.

Vitaldo Conte